Nei precedenti 4 anni avevo lavorato alle Maldive, prima a Thundufushi con the Crab e poi a Madoogali con il mitico Ico Cerruti. Avevo voglia da tempo di avere una mia attività, non tanto per un fattore economico o di “prestigio” ma per essere più libero.. Ma alle Maldive era impossibile costruire qualcosa, aprire un diving, c'erano poche isole turistiche, e quelle che c'erano avevano già un diving, ed era in mano ai “vecchi “ istruttori che vivevano li già da anni, i cosiddetti pionieri.. e cosi un giorno conobbi a Madoogali un tipo di nome Roberto che lavorava nel turismo, soprattutto in Mar rosso, e aveva agganci con un agenzia turistica di nome Crocodile. Il proprietario Ahmed Malek stava costruendo una barca da crociera. Tornato dalle Maldive per stare del tempo con mio padre che si era ammalato, mi misi in contatto con Ahmed per prendere un appuntamento appena mio padre si fosse ripreso. E così dopo pochi mesi mi ritrovai su un aereo in direzione Cairo, senza nemmeno sapere dove stavo andando, senza sapere bene chi fosse Ahmed. senza sapere realmente cosa ci stavo andando a fare.. e in aereo mi ripetevo in continuazione “ che cazzo ci faccio qui ? “ e avevo realmente paura.. Ma pensandoci ora, mi rendo conto che quello che stavo facendo in quel momento, faceva parte del mio carattere, seguivo semplicemente il mio istinto, la mia anima, mi buttavo con coraggio in una nuova avventura con la curiosità che ha sempre fatto parte di me, sapendo che alla fine tutto sarebbe andato bene. E così alle 2 di notte atterrai al Cairo, usci dall'aeroporto e conobbi Ahmed, che parlava bene italiano, sorrideva sempre, e mi sembrava simpatico.. Mi accompagnò in un albergo scelto da lui, e ci mettemmo d'accordo sull'appuntamento del giorno dopo. Non riesco a descrivere cosa stavo provando.. questa città immensa, statue e monumenti ovunque, un traffico pazzesco anche di notte, macchine rumorose e che suonavano sempre, una lingua sconosciuta e intrigante, alberghi fatiscenti spacciati per nuovi e moderni ( il mio ) un delirio pazzesco ma che mi piaceva, una strana sensazione di trovarmi in un posto adatto a me e che mi incuriosiva molto.. E cosi il giorno dopo mi ritrovai nell'ufficio della Crocodile, con Ahmed a parlare di società, barche e lavoro futuro. Io ero deciso ad andare avanti nel progetto, e da totalmente pazzo che ero nel periodo, diedi ad Ahmed tutti i miei soldi guadagnati alle Maldive, firmai una specie di contratto di proprietà con lui, e divenni ufficialmente socio di una barca da crociera, senza minimamente pensare ai rischi presi, al fatto che l'avevo conosciuto il giorno prima, e soprattutto al fatto che era la prima volta che avevo messo piede in Egitto.. Ma il bello doveva ancora arrivare.. Appena conclusa la parte contrattuale, salii in macchina con lui e ci dirigemmo verso Damietta dove c'era il cantiere della barca. La strada attraversava la campagna egiziana, guidavano tutti come dei pazzi, Ahmed compreso, suonavano il clacson come se non ci fosse un domani, e dopo piu o meno 5 ore arrivammo a destinazione, Vivi.. Appena arrivato al cantiere incontrai il futuro capitano della nostra barca, Capt Shahat, che parlava solo arabo e poche parole in italiano. Mi guardava con sospetto, come un intruso che voleva mettere becco in cose che non conosceva sicuramente.. Per capire cosa sia un cantiere egiziano bisogna per forza andarci e viverci dentro, perchè è praticamente impossibile spiegarlo, è come tornare indietro di 200 anni.. Le barche erano tenute dritte da pali incastrati ai lati a martellate e da bidoni dell'olio, che uno si domandava subito come diavolo facevano a stare in piedi e non cadere di lato, costruite con l'arte tramandata da generazioni, tutte rigidamente in legno, con manodopera locale molto spesso senza nessuna conoscenza di mare ma solo di falegnameria, elettricisti che facevano impianti elettrici casalinghi e non marini, e un gusto per le rifiniture molto egiziano da far venire incubi notturni per parecchio tempo.. Appena arrivato e dopo le presentazioni varie, ci fu il mio primo pasto in cantiere.. seduti per terra, un cartone come tavolo, vari piatti di cibo locale, sardine, e pane egiziano come forchetta. Le cose meravigliose e che mi colpirono subito, furono le mani delle persone che pranzavano con noi, sporche d'olio e di grasso dei motori, e che tranquillamente prendevano il pane e lo intingevano nel cibo, i numerosi gatti e cani che ci giravano intorno, tante di quelle mosche che probabilmente erano radunate li da tutto l'Egitto, forse per darmi il benvenuto, ( purtroppo scoprì dopo che invece erano una costante ). Tutti parlavano e urlavano in arabo e io non capivo assolutamente nulla. Ogni tanto Ahmed mi traduceva qualcosa, e cosi riuscivo in parte ad interagire con Shahat il capitano. Appena finito il pranzo visitai per bene la barca che era già a buon punto, parlai un po con Ahmed di quello che volevo fare sulla barca, che poi lo tradusse per Shahat, poi mi salutò e partii per il Cairo.. in quel momento capii che sarei stato abbandonato in quel posto per mesi.. i cellulari non erano in uso e quindi il collegamento con il mondo “civile” era praticamente nullo.. La casa dove stavamo aveva bagni con sanitari con macchie di colori che variavano da giallo a nero, i “letti” erano stile amaca, e c'era una serie di animaletti da compagnia.. I giorni passavano e io e Shahat iniziavamo ad avere un rapporto di fiducia, io insegnavo a lui parole in italiano e lui a me in arabo. La barca proseguiva seguendo le sue indicazioni per quanto riguardava la parte nautica ( scafo, motori,generatori ) e io davo consigli e indicazioni per lo stile della parte interna, barca egiziana e stile italiano, un abbinamento che avremmo poi seguito per tutte le barche successive. La barca si sarebbe chiamata Oceano, perchè avevo una scuola sub a Milano che si chiamava Oceano Diving, e volevo proseguire con lo stesso nome. Era di 18 metri 12 posti letto. Dopo 4 mesi di lavoro finalmente la barca era pronta, e Shahat la portò a Sharm passando per il mediterraneo e attraversando il canale di Suez. Nel frattempo io tornai in Italia per riprendermi dai mesi di cantiere, ma soprattutto per fare promozione e trovare persone che venissero in crociera. A quei tempi era per un certo punto di vista più facile organizzare gruppi, perchè la concorrenza era davvero poca, praticamente solo noi, scubatour e diving world e si lavorava con contatti telefonici, fax, ed Eudi che era ai primi vagiti.. Dopo poco tornai in mar rosso e cosi iniziò la nostra storia a Sharm, ma questo sarà il prossimo capitolo..

Dopo pochi giorni di navigazione, la nostra barca M/Y Oceano arrivò a Sharm, e io tornai in Egitto dopo una breve parentesi in Italia per promuovere le crociere.

Mi sembrava un sogno essere li, il mare era incredibilmente bello, il deserto dietro di un colore magnifico, e questa combinazione faceva contrasti di colori inimmaginabili.. io dormivo in una specie di locanda davanti al porto che si chiamava El kheima, nella zona di Sharm vecchia, nell'attesa dell'arrivo della barca. Ero abbastanza spaesato perchè non conoscevo nulla, però usavo le mie poche parole arabe per cercare di non farmi fregare ( per esempio con i taxi ). Sharm era solo pochissimi negozietti, due ristoranti di pesce ( io andavo al Fisherman dove con 2 pound egiziani mangiavo l'impossibile ) l'Hilton dove andavo abusivamente a prendere il sole in spiaggia, e un paio di fatiscenti alberghetti egiziani. Un unica strada che portava a Naama bay e proseguendo all'aeroporto. Naama Bay era un po il ritrovo degli staff, un unica strada centrale, qualche stradina laterale che portava ai pochi alberghi e alla spiaggia, qualche negozietto, una banca, e niente più.. Era una meraviglia, perchè tutti quelli che lavoravano li si conoscevano, c'erano pochissimi locali dove ci si trovava per una birra, ci sentivamo davvero un elite e onestamente ce la tiravamo anche un po..Si andava al Bus Stop a ballare o a giocare a biliardo, a volte alle tende al Camel dive a bere uno shay, a volte si andava ai Pirati, locale vicino all'Hilton di Naama a bere una birra sentendo musica dal vivo, e da li se si rimorchiava si andava direttamente in spiaggia, ( cosa assai frequente ) Pochi posti dove tutti ci conoscevamo.. era tutto ridotto, nessun turismo di massa, nessun cellulare, poche barche, e grandi rapporti umani..
Tanti amici in quel tempo ho conosciuto, Fabio Brucini con la sua barca daily Giada, Sara che poi diventò sua moglie, Yusinka che gestiva Diving World e con cui feci una cavalcata a cavallo nel deserto indimenticabile..

Dopo una settimana che la barca arrivò, partimmo per la nostra prima crociera..

E qui si apre un altra incredibile storia, nata da un amore enorme per il mare mio e di Shahat, ma anche da una inesistente esperienza di crociera di tutti e due.
Il primo gruppo era costituito da miei amici, e quindi fortunatamente iniziai il mio lavoro di guida nel mar rosso in modo soft. Non conoscevo nessuna immersione, non ne avevo mai fatte in mar rosso, e per sapere dove andare chiedevo a Shahat la corrente, i punti di entrata e uscita, e la gestione normale con le regole di li.. Poi avevo un libro con la descrizione delle immersioni, per sapere cosa avrei trovato, e una volta letto facevo il breafing.. Ai tempi non si usavano tante guide subacquee, di dive master egiziani non se ne parlava nemmeno, anzi era inconcepibile, quindi tutte le immersioni le conducevo io, e il gommone era un optional che praticamente nessuno aveva.. La prima immersione che feci era a Tiran, per la precisione a Jackson Reef. Mi tuffai guardando la faccia stranita di Shahat, che non conoscendomi stava sicuramente pensando che ci sarebbero stati problemi, che mi sarei perso, e perchè mai si era messo in quella situazione.. E invece andò tutto bene, uscii dall'acqua entusiasta della barriera incredibile che avevo visto, avevo trovato la corrente che mi aveva detto lui, avevo trovato le cose scritte nel libro, e soprattutto nonostante il suo pessimismo tornai con tutti e 12 i subacquei sotto la barca.. Alla fine lui mi disse ( e me lo ricordo ancora ora dopo quasi 30 anni ) “ non ho mai visto un sub come te, che senza conoscere nulla fa un immersione come una guida esperta del mar rosso.. “ E io gli spiegai che avendo lavorato quasi 4 anni alle Maldive, dove c'erano correnti molto forti, dove scendevo in acqua da solo con 20 persone, dove non esistevano punti di riferimenti come in mar rosso, e soprattutto dopo circa 3000 immersioni fatte come guida, per me era tutto semplice..
Dopo quella prima settimana capimmo che tra noi due era nato un rapporto di fiducia che sarebbe durato per sempre..

Cosi iniziò la prima nostra settimana insieme in mare, con immersioni incredibili e avventure inimmaginabili, ma questo sarà il prossimo capitolo..

La prima volta a Ras Mohammed fu indimenticabile.. entrammo da soli alle 6 di mattina, nessuna barca e un silenzio magico.. Shahat come sempre mi indicava entrata ed uscita, “ Marco vedi il pinnaclo di Shark reef ? Bene, tuffati con il passo da gigante, ma devono essere tutti pronti per entrare insieme, altrimenti la corrente vi porta via e perdete il punto d'immersione.. poi ti fai tutto il pinnacolo, attraversi la sabbia, arrivi a Jolanda reef e quando vedi i cessi sei arrivato alla fine “ I cessi ?? “ E si, li c'è un relitto che portava cessi e te li puoi vedere bene, finisci l'immersione sui cessi.. “ Detto così non era proprio il massimo.. “ ah dimenticavo.. tuffatevi solo quando vi do il segnale io, perchè altrimenti l'elica può non essere ferma e diventare pericoloso.. Giusto per stare tranquilli..“ Ma una volta tuffato pensai di essere in paradiso.. gli occhi vivi che cercavano di poter vedere e immagazzinare tutto, una gioia ed una commozione rara.. sott'acqua c'era il mondo.. branchi infiniti di pesci, centinaia di barracuda, di carangidi, di dentici, di bat fish, di balestra blu.. squali grigi che salivano dal blu e ci passavano vicinissimi nella sella di sabbia tra shark e yolanda reef, napoleoni giganti, cernie, e una barriera che mi lasciò senza fiato.. alcionari viola e rossi che tappezzavano tutti i pinnacoli, gorgonie giganti..la felicità.. E alla fine il relitto a Jolanda reef, ed era vero che c'erano i cessi, ma anche una miriade di pesci e coralli.. avevo capito perchè la chiamavano il giardino di Allah..


Il vero problema di quei tempi era che non si usavano i gommoni, e quindi l'unico modo di raggiungere i punti d'immersione era di arrivarci con la barca, quindi bisognava prepararsi in anticipo, arrivare sul punto d'entrata e buttarsi velocemente con il passo da gigante, mentre la barca in balia delle onde ballava in ogni direzione, effetto tagadà.. per non parlare dell'uscita dall'immersione che era il vero dilemma.. a volte si decollava attaccati alla scaletta della barca, e ci si trovava catapultati sulla piattaforma.. Per me la passione per le immersioni e la voglia di accontentare tutti, andava sopra ogni cosa, ma capii ben presto che la piccola spuma delle onde vista in lontananza dal nostro tranquillo posto per la notte, in effetti erano onde di 2 metri quando si arrivava li, e, forse per le bestemmie arabe di Shahat presto rinunciai alle mie convinzioni..

Sembrava tutto bello, le immersioni tutto sommato non davano grandi preoccupazioni ed erano semplici da gestire, ma poi arrivò il Thistlegorm..
E già.. perchè quel meraviglioso relitto aveva una caratteristica, era in mezzo al mare e di riferimenti per trovarlo c'era solo l'esperienza di Shahat. Non esistevano Gps, non esistevano telefonini con varie app per registrare il punto d'entrata.. Quando si arrivava li c'erano solo due possibilità, e non si capiva mai quale fosse la migliore..

  1. Arrivavi al relitto e c'erano già delle barche, e quindi il vantaggio era che non dovevi trovarlo tu, ma lo svantaggio era che c'erano già numerosi subacquei

  2. Arrivavi per primo e dovevi trovarlo tu, ma il vantaggio era che eri il primo a fare il relitto e quindi da solo
     

Capii ben presto che la soluzione 1 era sicuramente la migliore..

E già, perchè trovare il relitto era davvero un incubo.
Si iniziava con Shahat sul tetto della barca che scrutava riferimenti sconosciuti e si consultava in arabo con marinai e staff, nel frattempo io ero già vestito in attesa di arrivare sul punto previsto, probabilmente, ma molto probabilmente, dove doveva essere il Thistelgorm.. A quel punto appena Shahat mi dava un cenno, andavo sulla prua della barca, prendevo la cima in mano, ed ero pronto per tuffarmi. Un bel passo da gigante da 3 metri e... una corrente da non credere.

Nuotare con la corrente contraria, con una cima da barca in mano che fa resistenza, con visibilità scarsa, e arrivare in profondità con la speranza di trovare il Thistelgorm, cercandolo come mimimo 15 minuti, era sicuramente un esperienza mentalmente e fisicamente unica, che diventava mistica quando finalmente si intravvedeva la sagoma del relitto.. una visione, quasi avessi visto Belen nuda, un sii urlato nell'erogatore insieme a qualche imprecazione, e poi con le ultime pinneggiate disperate la voglia di raggiungerlo per attaccarmi e rimettermi in sesto.. e una volta li.. la pace dei sensi.. un controllo del manometro che diceva inesorabilmente 60 bar, una ventina di respiri per riequilibrare la respirazione, e una volta rilassato legavo la cima con una gassa ad un posto adeguato che non rovinasse il relitto, e poi la risalita attaccato alla cima che l'equipaggio aveva ormai tirato e legato alla bitta. Tutto questo quando riuscivo a trovarlo, perchè spesso non era nel punto previsto, e quindi le discese e risalite potevano anche essere 3 o 4 solo per la prima cima..

Quando tutto andava bene, risalivo in barca con l'atteggiamento un po da eroe, perchè faceva figo pensare ad uno che andava in immersione da solo a cercare un relitto, cambiavo bombola e tornavo sotto a mettere la cima di poppa, ma tutto era piu semplice essendo già legati al Thistelgorm dalla prima cima. Una volta finita questa storia delle cime, cambiavo per la seconda volta la bombola e facevo finalmente l'immersione con i clienti.. poppa la mattina, prua il pomeriggio..
Un lavoro duro e impegnativo, perchè come detto, a quei tempi la guida in barca era una sola e doveva pensare a tutto, doveva essere preparata fisicamente, doveva conoscere il mare, doveva sapersi orientare, doveva gestire da sola gruppi di 15/20 subacquei, ma le esperienze fatte erano fondamentali per crescere e diventare guide a tutto tondo.
L'immersione sul Thistelgorm ?
Prossimo capitolo..

OCEANO DIVING- El Markas el Tougari 6 - SHARM EL SHEIKH

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